La Mandragola, la favola di Firenze

Di Nicolò Machiavelli

PROSSIME DATE

Con

 

Carolina Gamini ,  Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli, Lorenzo Degl'Innocenti, Alessia Spinelli

 

Musiche dal vivo di

 

Matteo Torretta .

 

Maschere in cuoio di Roberto Andrioli

 

Regia di Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci.

 

Costumi Sartoria del Duomo, Firenze

 

 

La Mandragola di Niccolò Machiavelli andata in scena per la prima volta nel 1518 contiene già molti elementi tipici della Commedia dell’arte detta anche all’italiana.

Tra i personaggi riconosciamo già i diversi archetipi: padroni, servitori,  dottori, capitani e innamorati.

Messer Nicia/Pantalone è un vecchio ricco, un po’ stupido e impotente ,

Ligurio/truffaldino è un servitore furbo abile nel manipolare le azioni fino a raggiungere il vantaggio suo e degli altri attraverso una condotta dove la morale è superata dall’idea che il fine giustifica sempre i mezzi.

Siro uno zanni  fedele e brontolone,  

Callimaco, un giovane innamorato, con alcuni aspetti tipici del capitano e di Don Giovanni.

Fra Timoteo rappresenta l’autorità religiosa, abile nell’usare la dialettica e il suo potere a suo profitto,

E ancora Lucrezia, una giovane bella e desiderata che contiene le caratteristiche tipiche dell’innamorata,

sua madre Sostrata, una donna matura e interessata a mantenere la posizione sociale e il benessere raggiunto attraverso il matrimonio della bella figlia con il ricco Messer Nicia.

 

In questo adattamento il testo originale viene riportato alla sua essenza di scenario; montaggio di canovacci e lazzi che anticipano il repertorio dei comici dell’arte.

 

Il gioco corale delle maschere ci porta verso una Mandragola, favola corale di Firenze carica di  una graffiante vis comica.

Un altro elemento che viene valorizzato sono le canzoni, già presenti nella versione originale a sintetizzare i passaggi da un atto all’altro.

Numerose sono le citazioni musicali, dalla musica popolare all’opera buffa fino a rendere omaggio all’ultimo menestrello fiorentino Riccardo Marasco, recentemente scomparso.

Canzoni e musica sono eseguite dal vivo,  seguendo un arrangiamento originale con chitarra battente, flauti, tamburi a cornice, e altri strumenti antichi quali la ciaramella oltre ad alcuni brani cantati a cappella.

Anche l’allestimento, nella sua semplicità ci riporta alla commedia dell’arte, dove le maschere i costumi e pochi oggetti significativi, bastano a creare gli ambienti, secondo quella tradizione che dai comici dell’arte  ritroveremo poi anche nel teatro Shakesperiano.

La scena è completamente affidata alla bravura degli attori che oltre a cantare, suonare e danzare, saranno impegnati nell’interpretazione di almeno due personaggi a testa in un gioco di maschere che passeranno da un’ attore all’altro davanti allo sguardo degli spettatori. 

 

La riduzione e la traduzione in spagnolo tendono a semplificare il complesso linguaggio del testo originale senza però rinunciare a molte colorate e interessanti espressioni linguistiche del volgare italiano/fiorentino, cariche di ironia e comicità. Molto spazio è affidato all’espressione corporea e ai lazzi comici.

 

Perché la vita è brieve e molte son le pene

che vivendo e stentando ognun sostiene

dietro alle nostre voglie

andiam passando e consumando gli anni

che chi il piacer si toglie

per viver con angoscia e con affanni

non conosce gli inganni del mondo e da quai mali

 o da che strani casi oppressi quasi siam tutti mortali

per sfuggir questa noia

eletta solitaria vita abbiamo

e sempre in festa e in gioia

giovin leggiadri e liete ninfe siamo

or qui venuti siamo con la nostra armonia

sol per celebrare questa festa e sì dolce compagnia.

 

 

Le maschere utilizzate sono realizzate interamente a mano, in cuoio a concia vegetale, seguendo la tradizione che vuole che il cuoio venga battuto su un calco con un corno di bue. 

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